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Coronavirus, ecco quale impatto avrà sull’economia globale

Coronavirus è la nuova epidemia, emersa in Cina lo scorso gennaio e in poco tempo propagatasi ad altri Paesi, che sta generando situazioni di forte allerta e destando preoccupazione in tutto il mondo.

Il Coronavirus non ha solo effetti sulla salute: negli ultimi giorni, la pandemia ha portato ad una raffica di pesanti cadute sulle borse mondiali.

La situazione in Cina…

L’impatto sull’economia globale sarà certamente grande, perché la Cina è, più che mai, il maggiore motore della crescita mondiale, ben più di Stati Uniti, Giappone ed Europa messi insieme.

Se la crescita del Pil cinese prevista per il 2020 poteva essere compresa tra il 6 e 6,50%, tale indice pare già essere in pesante revisione.

I dati ufficiali cinesi mostrano un calo nella produzione manifatturiera del 27,8% a febbraio, rispetto ai 51,3 di gennaio. L’export cinese è crollato – su base annua – di circa 50 miliardi di dollari, a causa delle restrizioni sulle spedizioni e degli annullamenti degli ordini.

Ad oggi, la quasi totalità dei lavoratori sono rientrati ufficialmente sul posto di lavoro, dopo le lunghe festività del capodanno cinese, estese dalle aziende a causa dell’epidemia. Ciò non conforta più di tanto, poiché la produzione è diminuita più del previsto: alla riapertura, le aziende si sono ritrovate con ordini cancellati.

Il trasporto pubblico urbano ha ripreso solo al 47,8 percento e il consumo di carbone del settore produttivo è al 62,8 percento del suo livello nello stesso periodo di un anno fa. Le fonti di approvvigionamento hanno subito un pesante rallentamento, i tempi di consegna non sono stimabili e le aziende guardano alle proprie scorte, se ne hanno.

 

…e le conseguenze sul resto del Mondo

Materie prime

La Cina è il maggiore acquirente di materie prime al mondo.  Australia, Brasile e Russia (i primi tre esportatori di materie prime), per i quali la Cina rappresenta oltre un terzo delle loro esportazioni complessive, riceveranno un durissimo contraccolpo.

Anche la domanda di greggio della Cina è diminuita a causa di un drastico calo del traffico, ragion per cui le raffinerie hanno iniziato a tagliare la produzione (è di queste ore la guerra del greggio tra Arabia e Russia, che sta affossando i titoli del petrolio, ndr.), contribuendo a far scendere il prezzo del greggio al minimo dall’inizio del 2019.

Coronavirus

Beni intermedi

In molti settori, non lo scopriamo certo ora, la Cina è oggi fornitore chiave anche di beni intermedi (usati da altri paesi come input per il loro export).

Pensiamo ai prodotti elettronici, telefonia, computer, mobili e arredo, dove la Cina realizza ormai internamente l’assemblaggio di molti dei beni di consumo che saranno destinati all’esportazione. Nella sola città di Wuhan, sono localizzate cinque megafabbriche che producono schermi LCD e OLED; le conseguenze negative saranno più sentite nelle altre economie asiatiche, come la Corea del Sud, ma anche Taiwan, Vietnam, Malesia e Singapore, che dipendono fortemente dalle importazioni dalla Cina.

Prodotti di consumo

Con la crescita economica ed il netto miglioramento nelle condizioni di vita, la Cina è in questo millennio un enorme mercato al consumo.

Partendo dai beni di lusso, dove i cinesi hanno speso 115 miliardi di dollari nel 2018 (un terzo della spesa mondiale), arrivano dati molto preoccupanti. Aldilà degli acquisti fatti in Cina, quelli effettuati all’estero durante i viaggi sono azzerati e lo saranno per un tempo imprevedibile.

Nei servizi, il turismo è senz’altro il settore più colpito al momento, oltre ai trasporti internazionali e alla logistica.

L’immobilità forzata dei turisti cinesi, che sta generando un impatto negativo sul turismo globale, andrà necessariamente ad estendersi verso i trasporti, gli alloggi, la ristorazione, la vendita al dettaglio e i servizi finanziari.

La maggioranza dei paesi ha limitato i viaggi da e verso la Cina, determinando effetti nefasti per l’Asia in genere (soprattutto Hong Kong, Tailandia, Vietnam e Singapore); viceversa, l’Europa ne risentirà (Italia in cima alla lista) non ricevendo il profittevole flusso turistico stagionale dalla Cina.

Ma con ogni probabilità, sarà l’Automotive il settore economico a dover pagare il prezzo più caro. La Cina è al centro della filiera: ha un peso importante sia come fornitore, sia come mercato, sia come luogo dov’è localizzata la gran parte della componentistica.

La Cina è il più grande mercato automobilistico del mondo, come produttore e come consumatore; Wuhan è per giunta sede di uno dei principali poli di impianti automobilistici, col 10% della capacità produttiva nazionale.

Le vendite di auto, in Cina, sono diminuite del 92% nella prima metà di febbraio, secondo i dati della China Passenger Car Association (CPCA). Il resto del mondo di certo non ride: la carenza di forniture dalla Cina blocca la produzione in tutto il mondo. Hyundai-Kia, Nissan, General Motors, Jaguar-Land Rover e Fiat Chrysler Automobiles hanno tutte sospeso, o minacciano di farlo a breve, la produzione di molti grandi impianti.

 

Le possibili vie d’uscita

L’epidemia di Coronavirus ci sta spiegando quanto possa essere considerata fragile un’economia globalizzata fondata su una elevatissima dipendenza da un unico paese, fornitore per moltissimi settori chiave.

Le conseguenze a cui stiamo arrivando sono molte.

L’economia cinese è per caso diventata ormai talmente indispensabile al resto del Mondo (il tentativo di isolarla o isolarsi – leggasi l’America First di Trump – sembra destinato a fallire), oppure è ancora possibile una progressiva riduzione dell’interdipendenza economica tra la Cina e il resto del mondo?

Coronavirus
Coronavirus

Due grandi fattori parrebbero sostenere quest’ultima tesi.

Linshoring delle attività manifatturiere (cominciato già prima della guerra commerciale) ha ulteriormente accelerato dopo l’epidemia; molte imprese tenderanno a riorganizzare le proprie catene di fornitura e di sicuro non vorranno ritrovarsi in situazioni analoghe in futuro, una volta terminato il rischio di contagio.

La seconda ragione è che la Cina stessa a voler ridurre la dipendenza tecnologica dai paesi più avanzati.

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